“Piacere, sono Luigi”, con queste parole comincia la parte italiana di Occident. Questo film in tre episodi è la prima opera del regista Cristian Mungiu ad aver varcato i confini nazionali rumeni, con la partecipazione a Cannes nel 2002.
Luigi è uno dei personaggi del secondo episodio, quello dove Mihaela è costretta dalla madre ad una serie di appuntamenti al buio per trovare marito. In un misto di ironia tutta balcanica, e realismo dai sogni infranti, la madre di Mihaela augura a sua figlia un futuro con un uomo benestante, dove lei possa stare a casa ad occuparsi delle faccende domestiche e dei bambini, dove sia l’uomo a lavorare, e dove la coppia possa permettersi spesso di andare a mangiare da McDonald’s.
Ed è proprio da McDonald’s che Mihaela incontra alcuni dei suoi potenziali futuri partner. Tutti rigorosamente stranieri, come concordato dalla madre con l’agenzia matrimoniale.
E dopo aver incontrato uno spagnolo dallo sguardo assassino, un francese brizzolato e occhialuto e un olandese bavoso, è il turno dell’italiano Luigi. Luigi è giovane, di Milano, con i capelli e benestante, ma Mihaela non lo ha ancora visto. Per la sua venuta l’intera famiglia si mobilita. Niente McDonald’s, in questo caso sarà la mamma di Mihaela a cucinare pasta e pizza. La casa viene rimessa a nuovo e tutti si preparano per l’arrivo dell’italiano che avrebbe sposato Mihaela.
Il grande giorno arriva, suonano alla porta, il padre di Mihaela va ad aprire e…Luigi è di colore…nato in Mozambico e cresciuto in Italia, dove ora dirige una piccola casa editrice a Milano. Questo blog tralascia il seguito del film, per non rovinarne la visione a chi non lo avesse ancora visto, e si sofferma su un altra questione.

Piacere, sono Luigi
In un paese come la Romania, dove la visione dell’occidente è ancora un concetto avvolto dalla nebbia (come altre scene del film), troviamo curioso e interessante che l’occidente multietnico sia rappresentato da un italiano, e non da un inglese o da un francese, paesi dove l’integrazione è maggiore. Chissà cosa può aver pensato guardando il film, una persona rumena che l’occidente non lo ha mai visto dal vivo. Quale idea si sarà fatta di Luigi e dell’Italia. Purtroppo con questi pensieri per la mente, riatterriamo bruscamente nella realtà italiana fatta di razzismo, attacchi agli stranieri che lavorano in Italia, insulti a Balotelli e neo-fascismo. Quanto tempo ci vorrà ancora prima che Luigi possa veramente gestire una piccola casa editrice a Milano…
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