Archivio
Addio Enzo Bearzot
Ieri è morto Enzo Bearzot, l’allenatore dell’Italia campione del mondo di Spagna 82. Io non ricordo molto di Enzo Bearzot, tantomeno ricordo nulla di quel mondiale. L’anagrafe non gioca a mio favore per quel mondiale.
Certo le immagini dell’aereo che torna dalla Spagna con Bearzot che gioca a briscola con Causio, Zoff e Pertini, lo stesso presidente con la sua pipa da mondiale, Spillo Altobelli, l’urlo di gioia di Tardelli e il gol decisivo di Pablito Rossi contro il Brasile sono scene viste in tivù centinaia di volte. Ricordo ancora che crescendo, negli anni successivi al mondiale, la mia prima maglietta da calcio fu proprio la maglietta della nazionale italiana dell’82 con su scritto il numero 16 di Bruno Conti, non me la ricordo molto bene quella maglietta, ma mi ricordo che “pungeva” sulla pelle.
Tornando al Mondiale ormai divenuto parte della nostra tradizione, il gol decisivo di Rossi contro il Brasile rimane uno degli episodi della mia infanzia di cui la mia mamma mi ha parlato per anni: io piccolo e innocente stavo nel passeggino ignaro di quanto stesse accadendo quando l’esultanza improvvisa del mio babbo, le sue grida di gioia al gol di Pablito innescarono nel sottoscritto -all’epoca un bamboccio di poco più di sei mesi – un pianto ininterrotto e isterico.
Ecco, posso dire di aver pianto per l’Italia di Bearzot.
…Addio Vecio…
La foto di Enzo Bearzot è stata presa da qui
Ritorno al futuro in alta definizione
A volte la mia vita a Bucarest pare una versione personale di Ritorno al Futuro, un film vissuto da protagonista e senza spettatori.
Sarà quella vecchia Dacia familiare color rosso papavero perennemente parcheggiata all’angolo sotto casa, senza più copertoni, fanali e sedili all’interno, morsa dalla ruggine e dimenticata dai cani randagi. O sarà forse per quei venti e più gradi che si sono oramai impossessati della città nel Novembre ormai più caldo della mia vita. O forse sarà perchè ci sono momenti in cui l’alta definizione tecnologica di Bucarest non mi fà affatto rimpiangere l’Italia.
Scegliete voi, io vado a cercare Martin…
VADO VIA/RESTO QUI
Perche’ forse un po’ parlavano anche a me in questo dialogo:
Fabio – Vado via perché non se ne può più
Roberto – Vado via perché non mi sento un eroe
Fabio – Vado via perché preferisco i paesi dove ci si può annoiare
Roberto – Resto qui perché non ho proprietà ad Antigua
Fabio – Resto qui perché non voglio andare a Antigua
Roberto – Vado via perché voglio dimenticare tutto quello che ho visto
Fabio – Resto qui perché voglio sentire le canzoni in italiano
Roberto – Resto qui per scoprire chi è stato
Fabio -Vado via perché mi sa che va via anche Cassano
Roberto – Vado via perché non voglio più chiedermi cosa c’è sotto
Fabio – Vado via perché questo è il paese che ha inventato il “me ne frego”
Roberto – Resto qui per vedere lo Stato conquistare il Sud
Fabio – Resto qui per vedere il tricolore conquistare il Nord
Roberto – Vado via per sentirmi normale
Fabio – Vado via perché non voglio vivere dove comandano le mafie
Roberto – Resto qui perché non voglio che le mafie continuino a comandare
Fabio – Vado via perché non sopporto le feste patronali
Roberto – Vado via perché qui si applaude ai funerali
Fabio – Resto qui perché questa sera ho ascoltato Roberto Benigni
Roberto – Resto qui perché questa sera perchè mi hanno fatto un regalo Roberto Benigni e Claudio Abbado
Fabio – Resto qui perché mi hanno fatto un regalo bellissimo Angela Finocchiaro , Nichi Vendola, Daniele Silvestri e poi perchè voglio ammazzarmi di carboidrati
Roberto – Vado via perché preferisco mangiare peggio ma vivere meglio
Fabio – Vado via perché il cinquantennale di Piazza Fontana non lo potrei sopportare
Roberto – Resto qui perché a dicembre ci sono le arance buone
Fabio – Vado via perché può bastare
Roberto – Vado via perché mi è già bastato
Fabio – Vado via perché a Milano cacciano i bambini Rom
Roberto – Vado via perché dev’essere bellissimo tornare qui da turista
Fabio – Vado via perché non voglio veder crollare altri pezzi di Pompei
Roberto – Resto qui finché Mina non torna in tivù
Fabio – Resto qui perché due figli non li sposti facilmente
Roberto – Resto qui perché sono italiano
Fabio – Vado via perché dobbiamo sgomberare il palco per il finale
C’era una volta…
Con quell’aria un po’ così, quel fascino retrò delle cose che non fanno più paura, che non evocano più cattivi ricordi, oggi la vista di questa indicazione stradale dimenticata fa quasi sorridere. Il tempo dei giovani pionieri è terminato.
Floppy Disk
Oggi mentre rimettevo in ordine la scrivania ho trovato un floppy disk, beh, si insomma, era per dire, lo so che non frega a nessuno. Però dico, un floppy disk…uno di quelli da 3 e 1/2
E’ stato come tornare bambino per un momento, mi è anche scappato un sorriso
Spiegare la resistenza
Perchè poi solo girando per la blogosfera, si trovano persone che forse hanno idee simili alle tue, e che credono sia importante scrivere un post per il 25 Aprile.
Intervista doppia
Le giornate come oggi sono quelle in cui questo blog pensa sarebbe cosa buona e giusta scrivere di politica, e di come stiamo “inguaiati”, ma poi sarebbe troppo semplice, e deprimente allo stesso tempo. Meglio continuare con l’insensatezza e la disarticolazione che ha contraddistinto questi mesi del blog.
A proposito di insensatezza, io l’sms non l’ho ricevuto sul numero rumeno, e un po’ mi dispiace. Magari faccio il rommin internazionale che poi arriva fin qui il messaggio.
Ma dicevamo, abbiamo citato l’insensatezza, e questo blog ha dunque pensato a due copertine famose. Le lasciamo qui di seguito, a mo di intervista doppia, ipoteticamente…
Perchè finire un post con un avverbio è sempre bello.
Il Palazzo più grande d’Europa: Casa Poporului
Perchè ora che la primavera è arrivata, e finalmente si vede un po’ di azzuro nel cielo, non si può fare a meno di notarlo: il Palatul Parlamentului, da tutti qui conosciuto come Casa Poporului – la Casa del Popolo.
Il più grande edificio d’Europa.
Il secondo più grande al mondo per estensione (dopo il Pentagono).
Il terzo più grade al mondo per cubatura (sempre dopo il Pentagono e una piramide – quale? – in Egitto).
Una visita a Bucarest vale la pena solo per questo edificio, entrarvi dentro, maestoso e folle allo stesso tempo. Una collina è stata spianata per costruirlo, parte della città rasa al suolo (19 chiese ortodosse e 20.000 cittadini costretti a lasciare le proprie abitazioni) per fare spazio al Boulevard Unirii che da esso diparte, più di 10 anni di lavori, 700 architetti, materiale forzatamente trasportato da tutta la Romania per la sua costruzione (marmi, tessuti, cristalli, legnami), tutto rigorosamente rumeno. Perchè nella follia di chi lo volle, questo palazzo doveva rappresentare il paese, e la sua autosufficenza. E iniziarono a produrre seta solo per fare le tende.
Il conducator mai visse nel palazzo, perchè quando cadde il regime, solo la parte esterna era terminata.
Tanta fatica per nulla. Tanta follia per nulla
Negli anni 90 Donald Trumph tentò di acquistarlo per farci il più grande casino del mondo. Chissà cosa ne sarebbe stato. Una follia diversa probabilmente. Se poi interessa qualche dato più articolato e meno come dire dettato dall’emozione, c’è sempre Zia Wiki, non ce lo dimentichiamo.
Il Palazzo ospita oggi il Parlamento Rumeno, e un Museo d’Arte Moderna, ma rimane il segno più visibile dello stupro urbanistico che la città ha subito sotto il regime.
Ora c’è il sole finalmente, una nuova primavera è in arrivo (nel senso che si è quasi sciolta la neve)
Buona giornata
Borghezio e i neofascisti francesi: un razzismo bieco e bigotto
A questo blog un po’ ha fatto rabbrividire, poi dicono che le cose non si sanno. L’attenzione dovrebbe rimanere alta, sempre, ovunque, perchè il razzismo non ha confini, e tutti possiamo esserne vittime prima o poi. Quando scoppiano i casini, allora eccoli tutti a dire “si, l’avevamo detto” e invece ora nessuno si cura di cose del genere. Per quanto grande sia il disgusto, il soggetto nel video che segue rimane un parlamentare europeo, no insomma, mica un bau bau micio micio qualunque.
Questo blog però se lo ricorda quando andava sull’intersiti torino milano, e all’altezza di vercelli iniziava a importunare tutte le persone di colore sedute dicendo che doveva disinfettare il posto in cui erano seduti. Lo ricordiamo a Porta Palazzo, venire a predicare la purezza padana, che se solo si guardasse attorno, di padani a porta palazzo non ne trovi molti.
Se poi non stiamo attenti, il fenomeno si ingigantisce. Lo dice anche lui nel video che alla fine si tratta di infiltrazione spacciata per difesa delle tradizioni e protezione della cultura locale…e invece…guardatevi un po’ sto video. Ma di chi stiamo parlando, vi chiederete ora. Del nostro onorevole parlamentare Borghezio, eccolo tutto per voi così come ci è offerto dalla televisione francese con tanto di sottotitoli in italiano.
Buona triste visione








Commenti recenti