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A lezione di social media

febbraio 17, 2010

Come sempre mi trovo a scrivere sul blog quando è tardi e dovrei già essere a dormire. Questa settimana sono a San Francisco per lavoro. Lo so, la cosa suona bene, di quelle da farsi belli con gli amici e mandare loro foto da commentare poi tutti assieme. In realtà c’è molto da lavorare e lo spazio per lo svago è limitato.

Ma cosa sto facendo qui? Beh, insomma si tratta di una settimana di formazione dove molto spazio è dedicato ai social media e alla comunicazione 2.0, o 2.0 e mezzo come mi piace definirla. Oggi ci sono stati presentati una serie di casi di successo dell’uso di twitter, come strumento che unisce la comunicazione ufficiale alla visibilità del marchio.

Inizio quindi riportando il primo di questi casi. Si tratta di @cremebruleecart, un profilo che si descrive come “bringing creme brulee to the people”, ovvero “il portatore di creme brulee alla gente”. Che senza pensarci troppo, a me fa venire in mente Yunus, ma questa è un’altra storia.

Insomma, la storia è la seguente: questo cremebruleecart era una delle tante vittime della crisi economica che nata negli Stati Uniti, non è ancora finita qui da noi. Dato che dall’altra parte dell’oceano le cose funzionano diversamente e chi perde il lavoro non sciopera o sale su una torre ma si reinventa in qualcos’altro. A scanso di equivoci, a me la cosa non fa impazzire e io mi forse mi arrampicherei su una torre a fare sciopero se perdessi il lavoro. Ma il fatto è che quando sei a contatto tutti i giorni con la mentalità nordamericana, capisci tante cose che forse prima ti sfuggivano. E capisci il loro approccio al mondo del lavoro, che a me continua a non piacere, ma che rispetto. Detto questo, torno alla creme brulee. Insomma, questo tipo, di cui mi sfugge il nome, perse tutto con la crisi finanziaria e si fermò per un momento a riflettere su cosa sapeva fare, oltre alla professione di broker, che forse poi tanto bene non gli riusciva. E decise che vendere creme brulee porta a porta in quel di San Francisco sarebbe stata la sua alternativa per sbarcare il salario. Evito tutti i commenti di natura sociale sul fatto di trasformarsi da ometto in giacca e cravatta a venditore porta a porta (succederebbe mai da noi?), il successo si basa su due elementi.

1) L’idea innovativa: farsi pubblicità su Twitter al momento giusto con un’idea giusta. Nel senso: possiamo scrivere libri su come utilizzare i social media, ma se poi non abbiamo nulla di intelligente da raccontare, allora finisce li.

2) I contatti: appena si crea un profilo su twitter, sulla colonna di destra il numero di followers e following è pari a ZERO, numero disarmante che è difficile da far crescere alle cifre di creme brulee (più di 10,000 followers mentre scrivo). E per cominciare, oltre al punto 1), serve comunque anche qualcuno che un aiuto lo dia a generare quell’effetto virale che tanto piace agli amanti dei social media.

Insomma, questo è quanto ho imparato oggi 🙂

Buona notte a tutti

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