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Effimere lattine sull’asfalto

marzo 14, 2010

Un post di pensieri confusi, link diffusi e decibel che ancora ritornano dalla notte passata.

Da Palahniuk & Chocolate abbiamo pescato l’immagine qui sotto.

Ingredienti umani a cui mancano l’alchool del sabato sera, il tanfo che si leva dai tombini delle strade dissestate uccidendoti le narici, il sudore di energumeni affaticati nella calura di un locale sovraffolato, il fondotinta colante da volti di giovani donne con tacco alto e voglia di ballare. Si uniscono assieme nella notte di Bucharest, per essere poi dimenticate lentamente, come una resaca, nella lunga e pigra domenica mattina.

E la mattina dopo, la vita sembra un’installazione di Michael Brown, di lattine abbandonate, e una sedia da campeggio, trono solitario dell’effimero.

Michael Brown, Galleria Yvon Lambert, 108, rue Vieille du Temple, Parigi.

Lei la descrive com un’immagine metaforica, specchio che designa l’oggetto e la società che esso rappresenta, una rappresentazione feroce della società dei consumi. Pensieri troppo complessi per una domenica mattina, questo blog non processa concetti così elaborati, vede solo quella sedia solitaria e le sue damigelle lattine come la rappresentazione dell’inadeguatezza, dell’insensatezza e dell’effimero consumare le proprie notti fra lattine e decibel. E poi finire un giorno come Michael Corleone alla fine del Padrino III.

Questo blog non cerca di iniziare una nuova storia, ma si augura che la pagina bianca non sia un muro ad ogni passo per chi cerca di raccogliere i propri pensieri, e non lasciarli come lattine al vento, o come erbaccie sull’asfalto.

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  1. el Bigote
    marzo 16, 2010 alle 9:32 pm

    Questi stessi elementi, la sedia da campeggio e le lattine di birra, sono stati per il sottoscritto l’ingrediente principale di un sabato sera alternativo, quasi mistico.
    Al mio ritorno da una “serata” nel principale, nonchè l’unico, club di Frontera (El Hierro, Canarie, Spagna) stavo in veranda a sorseggiare una lattina di birra locale quando la mia vista è stata disturbata da una visione inaspettata. Una quantità pressoché infinita di piccoli puntini luminosi sembrava fissarmi dal cielo; quello stesso cielo che due notti prima a Madrid sembrava una tela nera sospesa sopra la mia testa. Sono stato immediatamente pervaso da una sensazione di benessere e tranquillità che non provavo da mesi, forse anni. I suoni, gli odori e la vista della natura che mi circondava mi hanno cullato e coccolato, facendomi sentire parte del mondo anziché un alieno proiettato su un pianeta ostile.
    Non dico che sia necessario fare come Henry David Thoreau ed andare a vivere isolati in una capanna nei boschi per esser felici e vivere da uomini anzichè da automi consumatori. Ma ritengo che sia importante ricordarsi che il mondo non si limita agli spazi claustrofobici, composti d’ asfalto e cemento, delle nostre città; anche quando non riusciamo a vedere e sentire altro a causa del traffico e dell’inquinamento luminoso.
    In questo modo consumare una notte fra lattine di birra e i decibel della natura potrà essere tutt’altro che effimero e quanto di più vicino all'”atarassia”.

    • marzo 17, 2010 alle 9:22 pm

      Già ti ci vedo a vivere isolato in una capanna nei boschi, mentre cammini diretto a prendere l’acqua dalla fonte.

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