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Taglio del 25% dei salari nel settore pubblico

maggio 10, 2010

La notizia risale alla settimana scorsa ma ho avuto bisogno di un intero fine settimana per poterne metabolizzare il significato, e per poter provare a capirne la portata.
Il Presidente rumeno Basescu ha annunciato che dal mese di giugno i salari del settore pubblico subiranno un taglio del 25%. Simile sorte toccherà ai sussidi di disoccupazione e alle pensioni che verranno decurtate del 15%. “Il settore pubblicoha detto Basescu in conferenza stampa giovedi scorso “è come un grassone di 200 Kg che poggia sulle spalle di un uomo di 50 Kg“. Sull’onda di queste parole, la Romania si prepara ad uno dei peggiori tagli dall’avvento dell’economia di mercato.
Una breve ricerca sulla rete non mi ha permesso di trovare molte notizie al riguardo nei siti di informazione italiana. Al contrario, i maggiori siti di informazione internazionale hanno riportato il fatto. EUbusiness riporta le parole di Basescu secondo il quale il taglio era inevitabile per poter mantenere gli impegni presi con il FMI, e per poter garantire la restituzione del prestito di 20 miliardi di Euro concesso nel 2009 dal FMI, l’Unione Europea e la Banca Mondiale.
Sempre secondo le parole di Basescu, l’alternativa all’ingente taglio nel settore pubblico sarebbe stato un aumento dell’IVA dal 19 al 24%. L’obiettivo pare essere quello di evitare una situazione come quella che si sta verificando in Grecia in questo momento, e tentare di mantenere per quest’anno il deficit entro il 5.9% del PIL.
Alcune considerazioni si aprono di fronte alla scelta di tagliare i salari (anche quelli minimi) piuttosto che alzare le tasse. Una misura come l’innalzamento dell’IVA tocca indistintamente tutte le classi sociali (trattandosi di un imposta indiretta), il che vuol dire che il pane costerà di più per tutti, senza distinzione di reddito. Un taglio degli stipendi pubblici significa invece andare a toccare solo alcuni determinati segmenti della popolazione, accollando su di loro tutto il fardello del sacrificio economico. Con salari minimi di poche centinaia di Euro, un decurtamento del 25% è una misura che avrà un forte impatto sul tenore di vita di molti cittadini appartenenti alle classi meno abbienti.
Tuttavia, il paese pare aver digerito la drastica misura senza grossi sobbalzi. Bucarest nel fine settimana non ha assistito a nessuna protesta di piazza, nessuna auto incendiata o banca assaltata. E se succedesse in Italia? Se annunciassero domani un taglio del 25% dei salari ai dipendenti e ai pensionati pubblici?
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    • Miescu Mirela Sorina
      maggio 11, 2010 alle 3:41 pm

      è una misura che non sta ne in cielo, ne in terra. Sembra che stessimo ritornando nella dittatura di Ceasescu, che per costruire la Casa del popolo ha messo il popolo alla fame(ma gli ha dedicato la Casa….), solo che adesso dobbiamo pagare per gli errore e l’incompetenza del Governo.

  1. Ilja
    maggio 11, 2010 alle 7:44 pm

    Interessante articolo, perfetta tempistica mi viene da pensare. Vedi le condizioni imposte dalla UE alla Grecia, cioè un interesee del 5% sul prestito da 110 bn. Condizioni del genere mettono un paese in ginocchio ed immagino che la Romania sia piu’ che mai sotto pressione dalle organizzazioni internazionali in questo momento.
    Una domanda che mi pongo, visto che mi trovo qua a Bruxelles, riguarda la capacità dell’Unione Europea di creare le condizioni necessarie per un maggiore sviluppo delll’economia della Romania ed un aumento del potere d’acquisto dei suoi cittadini. In generale, solo la metà dei cittadini dei cosiddetti nuovi paesi membri dell’UE pensa che sia un bene appartenere all’UE. Immagino che in Romania la situazione sia simile, in particolare se i tagli agli stipendin pubblici vengono giustificati come un obbligo per ripagare i prestiti concessi dalla UE…

    • maggio 12, 2010 alle 8:39 pm

      Il fatto è che i dati macro della Romania non sono nemmeno così tragici (debito pubblico al 20%). E tagliare i salari vuol dire tagliare le gambe alla domanda interna, insomma un suicidio economico all’orizzonte. Ma non dimentichiamoci che il FMI è lo stesso che ha mandato al lastrico l’Argentina. E in Italia i venti di argentinizzazione non si sopiscono mai del tutto, non dimentichiamolo.

  2. maggio 31, 2010 alle 11:16 pm

    sono alla frutta…tutte economie alla frutta che se la rifanno sui lavoratori dipendenti perche’ non sanno piu’ che pesci prendere.
    Entro 10 anni scommetto in una grossa guerra scaccia-crisi…

    • giugno 1, 2010 alle 11:02 am

      Aggiungo che la condizione dei lavoratori e’ qui molto piu’ difficile in termini di tutela e rispetto dei diritti.
      Questa considerazione e’ del tutto personale, basata su quanto vedo e sento vivendo qui.
      Non so se sara’ guerra fra 10 o chissa’ quanti anni, alla fine alle grosse multinazionali non giovano le guerre perche’ distruggono i mercati. So solo pero’ che la situazione peggiora e la crisi non si scaccia.

      • giugno 1, 2010 alle 11:11 am

        il metodo della guerra lontano da casa e’ quello adottato ormai da tempo, da decenni, e funziona bene anche per le multinazionali…
        in germania, dove sono io, la situazione e’ strana. Questo paese e’ sia il motore economico che la CAUSA del collasso di economie deboli come quella greca. Una UE al cui interno ci sono paesi diversi come germani e grecia, con tipi di commercio diversi ma con la stessa moneta e leggi economiche comunitarie uguali, e’ un collasso.
        O meglio, e’ cioe’ che Goebbels predisse. Come scrivi in un altro post, tra poco dovremmo tutti sperare che ci invada la germania, con la sua efficienza e correttezza. Questo e’ il regno del capitalismo sfrenato che in casa propria e’ pulito e corretto e pure “sociale” perche’ svuota le sue entropie (economiche, finanziarie, ambientali, sociali) sui mercati esterni. L’ harakiri del presidente tedesco per aver ammesso che in afghanistan ci stanno per mantenere alta la propria economia e’ un segno.
        Questa non e’ la nostra europa, non e’ l’europa di chi lavora.
        Tagli, espansioni, ecc ecc. Moneta unica, ma non salario unico: un muratore di bucarest se usa l’euro deve guadagnare quanto un muratore di Koln. Idem i ricercatori.
        Ma non e’ cosi’ che ragiona il capitale…

      • giugno 1, 2010 alle 11:16 am

        Approvo al 100% quello che dici. Quando ho scritto che alle grosse multinazionali non giovano le guerre, mi riferivo ovviamente alle guerre in casa (e la Romania rimane in un certo qual modo elemento periferico di questa casa).
        Se pero’ mettiamo il naso fuori dalla fortezza europea la situazione cambia drasticamente. Anzi, quello che ha detto Kohler ieri a me e’ parso quasi rivoluzionario. mi spiego: in un certo senso legittima una cosa che tutti sapevano (la guerra per i propri interessi economici) ma che era troppo politicamente scorretto per essere detto. Insomma, anche quel piccolo velo di decenza ipocrita e’ crollato.

  3. giugno 1, 2010 alle 11:24 am

    sai cos’e’? che i tedeschi per loro natura non sono (o non sarebbero) ipocriti. Quando ho letto quello che era avvenuto, e cosa aveva detto, sono rimasto confuso per motivi opposti:
    a) una dichiarazione non ipocrita cosi’ e’ quasi naturale per loro, quindi non capivo la sorpresa..
    b) di solito pero’ si controllano e si moderano in politica estera. Se e’ arrivato a parlare, Kohler ha compreso la pressione della crisi sulla germania.
    Se gli esportatori tedeschi si levano anche questo velo di decenza, e’ un gran casino, ma e’ anche un segno che il capitale sta malaccio…
    ..solo che non vedo grandi possibilita’ in questo momento per uscirne nel modo migliore…

  1. maggio 11, 2010 alle 9:51 am
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