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Quel non più tanto sopito razzismo che avanza

luglio 25, 2010

Una volta si aveva timore ad esprimere i propri commenti razzisti in Italia, ci si vergognava per certi pensieri, certe idee.

Oggi pare che essere razzisti non sia più un tabù, insultare, denigrare, offendere qualcuno per il colore della pelle pare sia divenuta una cosa accettabile, addiritura una pratica promossa.

Queste sono le mie tristi considerazioni della domenica mattina che vengono dopo aver letto questo articolo di cui riporto qui sotto alcuni passaggi:

La ragazzina, classe 1988, studentessa, cittadina brasiliana ma abitante in Italia da anni, stava viaggiando su un autobus urbano Sila in viale Belforte. Si stava lamentando con un’ amica nicaraguense per il caldo che c’era sul mezzo pubblico quando un uomo, “autista in borghese”, con bimbo in braccio e moglie incinta al seguito, si intromette e comincia ad insultarla. Le dice: “Cosa volete un tappeto rosso sugli autobus? Vai al tuo paese, negra di m…e non venite qui a romperci i c…» e altre “gentilezze” simili. La ragazza risponde, la moglie prende le parti del marito e rincara. Alla fine la situazione degenera e i due mettono le mani addosso alla ragazza.

In un autobus con molta gente a bordo, la situazione non si risolve se non nel seguente modo:

A quel punto alla giovane brasiliana viene detto di scendere, ma lei si rifiuta. L’autista ferma il bus e chiede alla ragazza di andarsene “per ristabilire l’ordine”. La ragazza protesta e si domanda perchè debba scendere solo lei: ma non riceve una risposta ragionevole.

Non ci sono molte considerazioni da fare, o forse ce ne sono fin troppo ma la mia mente non riesce a far altro che sentirsi invasa da un’enorme tristezza…e mi tornano in mente i miei vicini di casa di quando ancora giovane abitavo nelle vallate del nord italia, paesaggio bucolico fatto di verde, cielo terso e profumo di campagna dove i nostri vicini non ci rivolgevano il saluto (non lo fanno tutt’ora con la mia famiglia che ancora vive li) sono perchè siamo meridionali.

Quindi, studentessa classe 1988 che eri sul bus quel giorno, temo proprio che il razzismo che hai dovuto provare su te stessa in quel di Varese non sia un caso isolato, nel sempre più degenerato bel paese.

Buona triste domenica a tutti.

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  1. luglio 25, 2010 alle 11:54 pm

    Si una volta c’era più pudore in generale.
    Fermo restando il fatto che la madre dei cretini, non ha coordinate geografiche e di recente deve aver fatto una cura ormonale…
    Se l’autista si è trovato in difficoltà, doveva chiamare i carabinieri.

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