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Posts Tagged ‘google’

Il Vaticano e Pedofilo.com

luglio 22, 2010 Commenti disabilitati

Per evitare di aver più traffico del solito, ho deciso di attendere qualche giorno, far raffreddare la curiosità verso l’accaduto e scrivere dunque un post solo ora, a quasi una settimana dal buffo “contrattempo” del Vaticano su Google (o Gogol).
Insomma, per chi non lo sapesse, nel pomeriggio di sabato scorso è accaduto che chi malauguratamente cercava il termine “Vaticano” su Goolge, si vedeva ritornare fra i primi risultati il sito pedofilo[.]com.

Non si tratta di un attacco di hacker ma di una massiccia campagna di SEO basata sulla parola chiave “Vaticano”. In un certo senso è lo stesso approcio utilizzato dai cybercriminali per capitalizzare i loro sforzi attorno a eventi vari al fine di diffondere nuovi malware. In questo caso non c’erano malware coinvolti (ho chiesto ai miei colleghi per sicurezza) ma forse una sfida, una scommessa o semplicemente una qualche sorta di vendetta nei confronti del Vaticano. Google ha rapidamente reso inaccessibile il sito ma ci sono volute alcune ore per rimuoverlo dai risultati delle ricerche.
Anche Zia Wiki ha da dire la sua su questo tipo di manovre che vengono definite Google Bombing, o Google Washing. In pratica si tratta di linkare massicciamente un dominio con uno specifico titolo al fine di indurre gli algoritmi di Google in errore.

Ne scrivo a distanza di una settimana anche per vedere quanto traffico porta, e quante persone ricercano informazioni su questo rapido contrattempo a distanza di una settimana. Staremo a vedere.

Un ringraziamento sentito va anche a @Iulian per avermi fatto notare come la notizia sia arrivata anche in Russia

Nessuno tocchi i blog

giugno 16, 2010 5 commenti

Secondo l’Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni (su cui è stata posta la fiducia) i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. Senza considerare il fatto che il concetto stesso di pretendere di poter controllare la rete a me fa sorridere (eufemismo), io mi domando come la cosa sia materialmente possibile.

Due dubbi:

– il primo dubbio me lo ha fatto venire questo articolo. Poniamo il caso che io sia in ritiro spirituale sulle vette himalaiane dove sto frequentando un corso a distanza sul ruolo dei social media in Corea del Nord e qualcuno scrive dei commenti sul mio blog, o mi scrive una mail chiedendo una rettifica su qualcosa che ho scritto, e io non vedo i messaggi se non a distanza di settimane al ritorno dal ritiro spirituale, cosa mi succede? Sarò obbigato a versare allo stato un obolo pari a Euri 12.500?

-il secondo dubbio invece è forse un po’ più tecnico: io vivo fuori dall’Italia e per scrivere il mio blog uso una piattaforma open-source come WordPress, che penso abbia di meglio da fare che curarsi del ddl intercettazioni. Indi per cui mi domando su quali basi io sia tenuto a rispettare, o anche solo a considerare, questo ddl? Solo perchè scrivo in Italiano? E allora uno di Bolzano che ha un blog in tedesco non dovrà tener conto di questo ddl a meno che non trova un giudice che capisce il tedesco e lo costringe quindi a retificare in caso di richiesta. E in quel caso la retifica dovrà essere in italiano o in tedesco? E se invece un italiano che vive in Papua Nuova Guinea tiene un blog su come si vive da quelle parti, e magari parla male di un’agenzia di viaggi italiana che rifila delle sole immense ai turisti? Se l’agenzia di viaggi chiede lui di retificare qualcosa e proprio in quel momento si abbatte sull’intera Nuova Guinea un tifone che lascia la zona senza elettricità, e quindi senza internet per 48 ore e un minuto? Che succede al povero blogger? E chi decide come sanzionarlo? e chi si prende la briga di andare fino in fondo e controllare che la sanzione sia rispettata?

Infine, e giuro che termino qui, suppongo che nessuna piattaforma di blogging abbia i propri server in Italia. E se a loro questa legge non piacesse? In che modo avrebbero la possibilità di esprimere il loro dissenso? Sarebbe interessante sentire la loro opinione.

Ps. se qualcuno commenta su questo post chiedendo delle rettifiche, e io non rispondo entro 48 ore, per favore non denunciatemi…lì fuori è arrivata l’estate e magari può capitare che passi il pomeriggio al parco, invece che davanti al computer.

Ps2. ho anche aggiunto il logo dell’iniziativa qui sulla colonna a lato. Grazie alla segnalazione di BlogBabel che diceva di linkare questo post

Aspettando Gogol

maggio 20, 2010 3 commenti

Ha idea di quello di cui sta parlando?

Vodpod videos no longer available.

more about “Aspettando Gogol“, posted with vodpod

Un breve aggiornamento: alle 7.30 di questa mattina, cercando “aspettando Gogol” su Google (quello vero) ci sono 65 risultati , la maggior parte sono blog. Si certo non sono stato l’unico ad avere questa simpaticissima idea per il titolo. Ma insomma, si fa quel che si può.

Il wifi che non mi torna

aprile 19, 2010 3 commenti

Il motivo della mia latitanza in rete ultimamente è stato un breve ritorno in Italia. Pochi giorni rivedendo il Bel paese ogni tanto non guastano. Scampato per poco alla cenere vulcanica dell’ormai noto Eyjafjallajökull, sono tornato a Piata Unirii con un pensiero: il wifi che non mi torna.

La totale impossibilità di trovare in Italia una rete wifi gratuita e che funzioni sempre e senza prolemi, è disarmante. Non pretendo parchi e luoghi pubblici in generale, ma perlomeno le sale conferenze e altri luoghi che hanno già di per sè un prezzo da pagare non indifferente per potervi accedere. Non mi fa di fare nomi dei posti a cui mi riferisco perchè sono sicuro che la situazione sia identica nella maggior parte dei luoghi. Dato che come utente già pago per l’utilizzo di quei luoghi, perchè un balzello ulteriore per il wifi? Quasi fosse un valore aggiunto. Dovrebbe in realtà essere una cosa scontata, ma in Italia forse non ci siamo ancora arrivati. Aggiungo: ero a Milano, non l’ultimo paesino dopo Eboli.

Fuori le notti del DopoSalone milanese, con prezzi scandinavi, ed il cosidetto stile italiano, mentre all’interno la totale impossibilità di una connessione wifi.

E poi leggo articoli come questo, e penso proprio che abbiamo perso il treno. Cercavo di interpretare le sensazioni dei protagonisti dell’articolo, una famiglia di americani bloccata a Milano in questi giorni vulcanici, e mi tornavano in mente i miei disagi in Medio Oriente, dove mi sono sentito a volte un analfabeta per non capire alcun tipo di indicazione (tutto scritto in arabo) e per non poter comunicare con nessuno.

E non è solo Bucharest ad avere connessioni wifi gratuite in molti bar, o Belgrado con tutti i suoi parchi serviti dal wifi. La sorpresa fu immensa in Turchia dove non solo Istanbul, ma anche molti posti della provincia, avevano connessione wifi.

Mi sa tanto che il treno del XXI secolo rischiamo seriamente di non prenderlo più…

Miserable failure

aprile 6, 2010 Commenti disabilitati

Qualche giorno fa ho fatto la mia prima lezione di SEO e devo dire che la cosa mi piace. E dato che oggi la @Chiazalea si interrogava su twitter proprio su questa cosa, ho pensato a scrivere questo post. Sarebbe stato difficile spiegarlo in 140 caratteri.

Ma ciancio alle bande! Il mio prof di econometria diceva sempre: “se capite il 10% di quello che spiego, sono contento”. E dato che durante la lezione, io il 10% l’ho superato alla grande, sono faville!

Spieghiamo dunque il titolo del post. Quando la guerra in Iraq scoppiò, la rete definì l’operato dell’amministrazione di Bush figlio come un miserabile fallimento (miserable failure), e non impiegò molto a diffondere il messaggio. Mi spiego con l’aiuto dei miei rudi rudimenti arrugginiti di html. Quello che segue è un link a un sito internet così come si presenta in html.

<a href=”http://www.sito_internet.it” target=”_blank”>miserable failure</a>

Di tutta questa roba, il visitatore vede solo il testo fra >…< e se noi ci scriviamo miserable failure, Google penserà che quella parola sia da associare al sito presente nel link. Dunque, se il sito nel link è la pagina personale del Presidente Bush alla Casa Bianca, Google indicizzerà la ricerca miserable failure con il sito del Presidente. Se sono grandi influencers o blogger con molti lettori a fare questo giochino, capite che cosa accadrà! La ricerca di miserable failure darà il sito del presidente come uno dei primi risultati.

Il trucco può funzionare per qualsiasi tipo di ricerca. @Chiazalea, spero possa aiutare.

Qualche idea su che sito potrebbe essere associato a miserabile fallimento in italia?

Sabato sera: momento di interazione sociale

marzo 13, 2010 3 commenti

Dato che il sabato sera è notoriamente il momento d’interazione sociale per antonomasia, questo blog si accinge a mollare la tastiera e il social media della rete, per il sociale inteso come socializzazione.

L’idea di questo post è venuta alla mente oggi quando, sotto il gelido sole di marzo, questo blog passeggiava vicino all’università . La coppia di anziani nella foto qui sotto precedeva spedita.

E questo blog ha pensato “chissà se queste simpatiche persone leggeranno mai piataunirii”. Forse mai, e non solo per questioni linguistiche. Forse mai perchè ignorano cosa sia un blog, probabilmente hanno poca dimestichezza con il computer, e tantomeno con internet. Oppure questo blog si sbaglia, e la simpatica coppia è esperta di html e css come pochi. Il punto è un altro: a volte troppo social media fa dimenticare la vita sociale. Fa dimenticare

i colori del cielo a primavera,

gli odori della natura,

il fetore della città,

il vento che ti taglia in volto,

la calca in metropolitana,

le code al supermercato,

le panchine dei parchi,

gli schiamazzi dei bambini,

le cacche dei cani,

gli anziani a passeggio mano nella mano,

belle fanciulle che passeggiano per la strada,

i venditori ambulanti,

il carretto dei gelati,

un pallone che rotola e i bambini che lo inseguono,

Questo blog vi augura un buon sabato sera, uscite, non state in casa, non usate internet per questa sera

Un trojan si intrufola nelle ricerche più popolari su Twitter

marzo 10, 2010 Commenti disabilitati

Si dice che di solito non si dovrebbe mischiare il lavoro con il non-lavoro, ma dato che la notizia qui di seguito pare abbastanza importante per questo blog, è stato deciso di riportarla interamente, senza però dimenticare di citare la fonte, che sarebbe questa.

Questo pezzo riguarda i rischi legati ai link accorciati e questo blog ha deciso di riportarlo interamente.

Le URL accorciate su Twitter potrebbero aprire la strada ad un Trojan, anche quando provengono da ricerche innocenti. La cosa interessante di questo meccanismo di malware dilagante è che prende di mira gli utenti di Twitter che fanno una specifica domanda all’interno della propria community: fra le varie risposte che ricevono, ci potrebbero esserci link a siti infetti. Prendiamo per esempio una semplice domanda: “Dove posso trovare un buon dizionario italiano?” La risposta è facilmente ritrovabile su internet. Il problema è che potrebbe portare con sé una minaccia invisibile per il computer della vittima: il Trojan.Downloader.JS.Twetti.

Questo particolare malware fa affidamento su di una API (Application Programming Interface) grazie alla quale raccoglie dati rispetto a gli argomenti di discussione più comuni su Twitter. I cybercriminali registrano domini con nomi collegati a questi argomenti popolari e creano dei meccanismi di re-indirizzamento verso questi domini. É proprio in questi domini che si trova la parte più importante del Trojan (un eseguibile o un file che sfrutta i PDF).

Quando gli utenti di twitter fanno una domanda su di un determinato argomento, i nomi dei siti infetti appariranno fra le tante risposte generate, e si diffonderanno per tutta la comunità Twitter. Appena l’utente Twitter accede al link dannoso, egli sarà reindirizzato al dominio infetto, dando inavvertitamente il benvenuto al Trojan sul proprio computer.

In altre parole, Trojan.Downloader.JS.Twetti crea delle esche personalizzate, basate sulla conoscenza acquisita grazie alle informazioni raccolte attraverso le ricerche più popolari degli utenti di Twitter. E’necessario sottolineare due aspetti molto importanti del meccanismo: i link dannosi sono creati al momento, basati sui risultati di Twitter e senza alcun segno apparente di infezione in corso. In secondo luogo gli utenti non sapranno mai cosa li ha colpiti. Questo, ovviamente, se il loro computer non è propriamente protetto.

Insomma, siamo consapevoli di cosa possa essere il fenomeno twitter ma allo stesso tempo non dimentichiamoci dei rischi legati a URLs dalla destinazione sconosciuta.