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Posts Tagged ‘noalbavaglio’

Book Bloc

dicembre 15, 2010 Commenti disabilitati

Ci sono tante cose che si potrebbero raccontare su quello che è successo in Italia ieri, ma tante sono anche le fonti di informazione utili per farsi un’idea e provare a capire l’accaduto. Per questo motivo non voglio riempire la rete con altri commenti, ma semplicemente riportare un aspetto della protesta di ieri che è forse passato in parte inosservato: i Book Bloc. Vi rimando al loro sito per maggiori informazioni, e vi augro la buona notte con una foto della protesta di Roma di ieri. La foto arriva dal loro sito, nel caso ci fosse stato bisogno di specificarlo:

Per concludere è giusto ricordare che dietro l’idea dei Book Bloc ci sia il Wu Ming, un collettivo di scrittori che ha riassunto nella seguente maniera l’iniziativa di ieri:

Shall we summarize? […]
Our world is infected by the plague (Decameron).
The plague is the atomization of social relationships (The Naked Sun)
Those who refuse this state of things are often prey to an obsession that cripples their initiatives (Moby Dick), that is to say: the obsession with “Him,” Silvio the Malignant Whale, this «berluscocentrism» affecting the public discourse.
This obsession becomes an ideological barrier and causes us to attack windmills that are put in front of us as baits (Don Quixote).
The risk is to be mesmerized by the scene of an outraged, sex-addicted, ever-carousing power (Satyricon).
We will avoid such risk only if we find a new story, a narrative of ourselves that will break into this world as a real scandal (Tropic of cancer), as opposed to all the fake scandals we see in the media. The emergence of a new, unified, conflict-bearing subjectivity would be the only truly intolerable scandal. «For it must needs be that scandals come», says the old maxim [Matthew, 18,7].
Hence the problem of organization (What Is to be done?) And, perhaps, the need to re-read Lenin, rejecting what is to be rejected, revamping what can be revamped.
Of course, today the process of organization can no longer aim at building the party of the proletariat as in the 20th century: organization must take into account the enemy’s superior mobility, it must make us able to fight in an ever-changing situation, a scenario of constant deterritorialization (A Thousand Plateaux).
However, without a narrative, without stories to be told in the night around the campfire, any guerrilla warfare in the desert is doomed to failure. And so we return to the first book, the Decameron: it is thanks to the stories we tell one another that we can prevent the spreading of the plague […]
Well, Q is the only book in the “Book Bloc” whose authors are still living. Should they have chosen only dead writers? We might say that Q represents the “here and now” of the struggle, the need to act now.»

Disclaimer: special thanks to Lazar for the link to the Book Bloc

Cappuccino please!

novembre 28, 2010 4 commenti

Si lo so, leggendo il titolo di questo post avrete pensato: ma sentilo un po’ questo italiano che vive all’estero, con tutti i suoi stereotipi. Di cosa mai si metterà a parlare oggi? di come il cappuccino non lo sanno fare all’estero, di come in Italia si mangia meglio, della Critica alla Ragion Pura del Cappuccino dopo le 11 del mattino, delle fettuccine Alfredo o degli spaghetti Bologneise.

In effetti un post del genere mi manca, e chissà che mai un giorno leggerete su Piata Unirii di fantomatiche pizze ananas e pepperoni, o di spagueti carbonnara. Il titolo al cappuccino è dovuto al fatto che ho appena finito di fare colazione qui e ora, digerendo su internet, mi piaceva l’idea di menzionare uno dei migliori cappuccini che abbia mai trovato a Bucarest.

Prima di scrivere questo post, ho scritto al mio babbo dicendogli di farsi un giro su Amazon.it che, come molti immagino sapranno, è finalmente giunto in Italia (e ora potrò comprare qualche titolo in italiano e farmelo mandare fin qui).

E allora ho pensato, quali saranno i primi titoli che mi comprerò probabilmente su Amazon.it? Due libri mi sono venuti in mente, Paolo Rumiz e il suo ‘Maschere per un massacro’, libro che tutte le persone interessate all’est Europa dovrebbero per lo meno sfogliare, e il nuovo ‘Terroni’ di Pino Aprile, libro che non ho ancora letto (ho solo sbirciato qualche pagina dal vicino di posto durante il mio ultimo volo in Italia) ma che da buon uomo del sud cresciuto al nord, vorrei tanto leggere.

Per questa mattina è tutto, buona domenica a tutti. E chissà che un giorno anche in Italia non arrivi il wifi…

I giovani e la politica

agosto 1, 2010 Commenti disabilitati

Siamo in piena estate, stagione di canicola, colpi di sole e sudore. Sarà per questi motivi, non ne vedo altri, che il soggetto nel video qui sotto si è espresso come avrete modo di sentire.

PS il video l’ho visto per la prima volta qui, però anche i commenti sulla pagina di YouTube sono da non perdere. Io non aggiungo nulla sul video altrimenti mi costringono poi a rettificare. Però quando il trota dice che sta studiando economia, e che in tre mesi ha capito come funziona il consiglio regionale della Lombardia…qualche battuta verrebbe in mente anche ai meno maliziosi.

Fra i commenti su TuTubo, i miei preferito al momento sono: Studia economia? Che Dio scenda per darci almeno una spiegazione! e ma è il nuovo trailer di qualche film di maccio capatonda?

Buona visione.

No al bavaglio

luglio 10, 2010 2 commenti

La giornata del bavaglio è passata, molte cose sono state dette, e non dette. Saraà servita a qualcosa la protesta? Chi si è autoimbavagliato è soddisfatto del risultato? Chi non lo ha fatto è convinto che sia stata la soluzione migliore? Difficile dirlo, e impossibile stabilire quale fosse la maniera migliore per affrontare questo sciopero, o da che lato stare.
Ieri ho scritto un post in cui dicevo che anche io mi imbavagliavo, e girando la rete ho visto i blog che leggo di solito schierarsi con o senza il bavaglio. Ognuno ragionando come meglio credeva, convinto di fare l’azione migliore.
Durante la giornata di oggi ho ripensato al #noalbavaglio e mi sono fermato a riflettere su come alla fine anche nella protesta non c’è unità di intenti. Mentre il fine era probabilmente lo stesso per tutti, ovvero protestare contro una legge iniqua, tendente all’assurdo, i mezzi e le modalità si sono frantumati in una mare di opinioni diverse. Risultato? Mancanza di unità che porta alla mancanza di consistenza, atavica debolezza nostrana. Soluzioni non ne ho, volevo solo affidare alla rete questa mia riflessione.

Buonanotte