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Posts Tagged ‘ricerca’

Banda larga: parliamo di nuovo di Romania e Italia

dicembre 6, 2010 Commenti disabilitati

Io dell’argomento ne avevo già parlato alcune volte, come per esempio quando avevo citato i dati sulla velocità di download dell’Household Download Index,  o in alcuni sfoghi sul wifi che qui c’è, e lì no. Ma oggi Google Alerts ha portato alla mia attenzione un post di Piccole Grandi Imprese, uno dei blog di Repubblica che titolava “Quelli della banda larga, l’Italia peggio della Romania”. Tralascio sul titolo, di per sè già pessimo e dai vaghi sapori di bisca di faccendieri. Ovviamente non mi sono trattenuto dal commentare il post, al quale l’autore stesso ha commentato dicendo che la sua era un’esagerazione. E allora vada per l’esagerazione, però non poteva mancare uno sfogo verso un’esagerazione che inciampa così palesemente sullo stereotipo Romania=arretratezza, e che pare essere espresso dall’alto di un Italia che “sorprendentemente” si scopre essere indietro. Nulla di personale si intende, continuerò a leggere Repubblica, ma un po’ di amarezza per un’analisi che mi permetto di leggere come superficiale. Sopratutto se la associo a una notizia altrettanto recente come quella della monnezza campana che viene a Bucarest, con tanto di criminalità al seguito (o forse la criminalità italiana era arrivata qui prima della monnezza?).

Insomma, un piccolo sfogo prima di andare a dormire. Buona connessione a tutti.

 


Il Vaticano e Pedofilo.com

luglio 22, 2010 Commenti disabilitati

Per evitare di aver più traffico del solito, ho deciso di attendere qualche giorno, far raffreddare la curiosità verso l’accaduto e scrivere dunque un post solo ora, a quasi una settimana dal buffo “contrattempo” del Vaticano su Google (o Gogol).
Insomma, per chi non lo sapesse, nel pomeriggio di sabato scorso è accaduto che chi malauguratamente cercava il termine “Vaticano” su Goolge, si vedeva ritornare fra i primi risultati il sito pedofilo[.]com.

Non si tratta di un attacco di hacker ma di una massiccia campagna di SEO basata sulla parola chiave “Vaticano”. In un certo senso è lo stesso approcio utilizzato dai cybercriminali per capitalizzare i loro sforzi attorno a eventi vari al fine di diffondere nuovi malware. In questo caso non c’erano malware coinvolti (ho chiesto ai miei colleghi per sicurezza) ma forse una sfida, una scommessa o semplicemente una qualche sorta di vendetta nei confronti del Vaticano. Google ha rapidamente reso inaccessibile il sito ma ci sono volute alcune ore per rimuoverlo dai risultati delle ricerche.
Anche Zia Wiki ha da dire la sua su questo tipo di manovre che vengono definite Google Bombing, o Google Washing. In pratica si tratta di linkare massicciamente un dominio con uno specifico titolo al fine di indurre gli algoritmi di Google in errore.

Ne scrivo a distanza di una settimana anche per vedere quanto traffico porta, e quante persone ricercano informazioni su questo rapido contrattempo a distanza di una settimana. Staremo a vedere.

Un ringraziamento sentito va anche a @Iulian per avermi fatto notare come la notizia sia arrivata anche in Russia

Household Download Index

giugno 3, 2010 2 commenti

L’Household Download Index di Ookla è un indice basato su milioni di test effettuati attraverso Speedtest. L’indice mette a confronto le diverse velocità di download ai quattro angoli del globo. L’ultima classifica divisa per paesi prende in considerazione test di download effettuati fra il 30 Novembre 2007 e il 31 Maggio 2010. I risultati sono sorprendenti solo per chi non si è ancora abituato al fatto che le infrastrutture tecnologiche viaggiano su binari diversi da autostrade e ferrovie. Il primo posto nella classifica per paesi è saldamente in mano alla Corea del Sud con una velocità media di download (calcolata come la media della capacità di trasmissione effettivamente utilizzata in Mbps nei 30 giorni precedenti) di 34.28 Mbps, seguita al secondo posto dalla Lettonia con 24.45 Mbps.

Dato che questo blog si occupa di Italia e Romania, è mia premura informarvi dei dati relativi a questi due paesi, i quali si trovano rispettivamente al 57imo e al 7imo posto. L’Italia si trova subito dopo Macau, e prima di Israele, con una velocità di download di 4.39 Mbps. La Romania è invece nella Top 10 (18.67Mbps) dove ci sono solo due paesi dell’Europa Occidentale: Svezia e Paesi Bassi. La vecchia Europa sembra molto in ritardo in questo settore e i programmi di Lisbona non paiono aver sortito alcun effetto fino ad oggi.

La classifica del download per città non permette di vedere tutte le città del mondo ma offre i numeri delle prime 30 dove non c’è nessuna città italiana. Al contrario, la capitale rumena si posiziona al sesto posto superando Helsinki (capitale della Nokia), e di poco sotto Stoccolma (Ericson).

É forse anche per questa ragione che gli investimenti nel settore dell’IT a Bucharest hanno visto nomi importanti aprire i propri centri di ricerca da queste parti. Segno che la banda larga è in grado di portare innovazione.

Un ultima considerazione legata ad un test che potrebbe essere utile per tutti i navigatori è la seguente. Ookla offre la possibilità di effettuare un test di velocità della propria connessione Internet. Basta collegarsi alla pagina http://www.speedtest.net/ per poter scoprire quale è l’effettiva velocità a disposizione, e confrontarla con le promesse dell’ISP di turno.

Special Thanks a @coinqua per la segnalazione dei dati dell’ Household Download Index

Miserable failure

aprile 6, 2010 Commenti disabilitati

Qualche giorno fa ho fatto la mia prima lezione di SEO e devo dire che la cosa mi piace. E dato che oggi la @Chiazalea si interrogava su twitter proprio su questa cosa, ho pensato a scrivere questo post. Sarebbe stato difficile spiegarlo in 140 caratteri.

Ma ciancio alle bande! Il mio prof di econometria diceva sempre: “se capite il 10% di quello che spiego, sono contento”. E dato che durante la lezione, io il 10% l’ho superato alla grande, sono faville!

Spieghiamo dunque il titolo del post. Quando la guerra in Iraq scoppiò, la rete definì l’operato dell’amministrazione di Bush figlio come un miserabile fallimento (miserable failure), e non impiegò molto a diffondere il messaggio. Mi spiego con l’aiuto dei miei rudi rudimenti arrugginiti di html. Quello che segue è un link a un sito internet così come si presenta in html.

<a href=”http://www.sito_internet.it” target=”_blank”>miserable failure</a>

Di tutta questa roba, il visitatore vede solo il testo fra >…< e se noi ci scriviamo miserable failure, Google penserà che quella parola sia da associare al sito presente nel link. Dunque, se il sito nel link è la pagina personale del Presidente Bush alla Casa Bianca, Google indicizzerà la ricerca miserable failure con il sito del Presidente. Se sono grandi influencers o blogger con molti lettori a fare questo giochino, capite che cosa accadrà! La ricerca di miserable failure darà il sito del presidente come uno dei primi risultati.

Il trucco può funzionare per qualsiasi tipo di ricerca. @Chiazalea, spero possa aiutare.

Qualche idea su che sito potrebbe essere associato a miserabile fallimento in italia?

Traduzione rumeno – italiano

marzo 16, 2010 Commenti disabilitati

Ognuno ha un credo nella vita,

io credo mi berrò una birra.

Dalla prima pagina del menù in un pub al parco di Herastrau

ndr. testo figlio di una sommaria e approssimata traduzione dal rumeno fatta da questo blog medesimo.

Un trojan si intrufola nelle ricerche più popolari su Twitter

marzo 10, 2010 Commenti disabilitati

Si dice che di solito non si dovrebbe mischiare il lavoro con il non-lavoro, ma dato che la notizia qui di seguito pare abbastanza importante per questo blog, è stato deciso di riportarla interamente, senza però dimenticare di citare la fonte, che sarebbe questa.

Questo pezzo riguarda i rischi legati ai link accorciati e questo blog ha deciso di riportarlo interamente.

Le URL accorciate su Twitter potrebbero aprire la strada ad un Trojan, anche quando provengono da ricerche innocenti. La cosa interessante di questo meccanismo di malware dilagante è che prende di mira gli utenti di Twitter che fanno una specifica domanda all’interno della propria community: fra le varie risposte che ricevono, ci potrebbero esserci link a siti infetti. Prendiamo per esempio una semplice domanda: “Dove posso trovare un buon dizionario italiano?” La risposta è facilmente ritrovabile su internet. Il problema è che potrebbe portare con sé una minaccia invisibile per il computer della vittima: il Trojan.Downloader.JS.Twetti.

Questo particolare malware fa affidamento su di una API (Application Programming Interface) grazie alla quale raccoglie dati rispetto a gli argomenti di discussione più comuni su Twitter. I cybercriminali registrano domini con nomi collegati a questi argomenti popolari e creano dei meccanismi di re-indirizzamento verso questi domini. É proprio in questi domini che si trova la parte più importante del Trojan (un eseguibile o un file che sfrutta i PDF).

Quando gli utenti di twitter fanno una domanda su di un determinato argomento, i nomi dei siti infetti appariranno fra le tante risposte generate, e si diffonderanno per tutta la comunità Twitter. Appena l’utente Twitter accede al link dannoso, egli sarà reindirizzato al dominio infetto, dando inavvertitamente il benvenuto al Trojan sul proprio computer.

In altre parole, Trojan.Downloader.JS.Twetti crea delle esche personalizzate, basate sulla conoscenza acquisita grazie alle informazioni raccolte attraverso le ricerche più popolari degli utenti di Twitter. E’necessario sottolineare due aspetti molto importanti del meccanismo: i link dannosi sono creati al momento, basati sui risultati di Twitter e senza alcun segno apparente di infezione in corso. In secondo luogo gli utenti non sapranno mai cosa li ha colpiti. Questo, ovviamente, se il loro computer non è propriamente protetto.

Insomma, siamo consapevoli di cosa possa essere il fenomeno twitter ma allo stesso tempo non dimentichiamoci dei rischi legati a URLs dalla destinazione sconosciuta.

Italiani poveri e migranti verso la Romania

marzo 8, 2010 1 commento

Alcune conversazioni degli ultimi giorni hanno suscitato una certa curiosità per questo blog, che si è dunque preso la briga di ricercare informazioni sull’immigrazione italiana in Romania. Per molti potrà forse suonare strano, e quantomeno nuovo, però c’è stato un tempo in cui erano gli italiani a migrare verso la Romania. E questo tempo non erano i primi anni novanta del ventesimo secolo, quando Timisoara fu da alcuni ribattezzata Trevisoara, per l’alto numero di imprese venete che rilocalizzavano la loro produzione nella Romania orientale, attratti dal basso costo della manodopera.

Il periodo di cui tratta questo post è la fine del secolo decimonono e l’inizio del ventesimo secolo. Anni in cui gli italiani emigravano verso la Transilvania e la Dobrugia, conosciuta all’epoca come la California rumena*. Gli italiani lasciavano le povere terre del Veneto e del Friuli alla ricerca di migliori condizioni di vita e maggiori opportunità di lavoro, contadini, tagliapietra e boscaioli. In un suo post , Sergio Bontempelli narra di un manuale per l’emigrante italiano. Riportiamo per intero un estratto del post:

Un «manuale» per l’emigrante italiano nei Balcani e in Romania, pubblicato nel 1910, si sofferma sulle procedure burocratiche necessarie per raggiungere il paese: e qui le analogie con la situazione attuale – ma, ovviamente, a parti rovesciate – sono impressionanti. Il Regio Commissariato dell’Emigrazione, curatore del volumetto, raccomanda infatti di richiedere il passaporto – opportunamente vistato da un consolato rumeno – e di stipulate un contratto di lavoro prima della partenza: il datore di lavoro in Romania, d’altra parte, deve munirsi dell’apposita autorizzazione all’ingresso per il proprio lavoratore, da richiedere al Ministero dell’Interno. Si tratta di formalità burocratiche – avverte il Regio Commissariato – senza le quali si rischia di venir respinti alla frontiera dalle solerti autorità rumene di polizia [Ibid., pag. 60]. Sono le stesse procedure burocratiche che l’Italia ha chiesto agli immigrati rumeni, fino all’ingresso del loro paese nell’Unione Europea.

Correva un tempo dunque in cui le parti erano invertite, una situazione forse difficile da immaginare oggi. Non paghi di queste informazioni, abbiamo continuato nella ricerca, stupiti per quante sorprese possa riservare a volte la rete. Il documento ritrovato e riportato qui di seguito è preso dal Bollettino del ministero degli Affari Esteri del Marzo 1901. Nel documento si invitano i sindaci dell’allora Regno d’Italia a dare la massima pubblicità alle notizie contenute nel Bollettino. Si parla di operai italiani fermati alla frontiera perchè non in possesso di un passaporto regolarmente vidimato dal console rumeno. Il documento sottolinea come non è possibile per gli operai italiani entrare in Romania senza avere lavoro assicurato mediante contratto […] e che l’entrata in Romania è inoltre vietata a chi non è munito di regolare passaporto per l’estero vidimato da un console rumeno.

E, per quanto questo blog ne possa sapere, la Romania dei primi del novecento non aveva alcun politico con la camicia verde o il figlio ripetente candidato alle elezioni di Brescia. Nonostante l’ostilità della legge nei confronti dell’immigrazione italiana, e l’apparente incomprensibilità di quel vecchio adagio che recita “historia magistra vitae”, furono molti gli italiani che si stabilirono in Romania a partire dal secolo decimonono.

Il lavoro di A.R.Torre passa in rassegna i diversi momenti della migrazione, soffermandosi in particolare su Greci, un piccolo villaggio della Dobrugia dove ancora oggi esiste una piccola comunità italiana. Per maggiori informazioni, questo blog vi rimanda direttamente alla lettura del saggio stesso.

La fruttuosa giornata di ricerca e di lettura su questo momento della storia patria, di cui ben poco avevamo sentito parlare prima di oggi, si conclude con il rimando a un’ultima istituzione trovata in rete, La Comunità Italiana in Romania che sul suo sito si prefigge come principale obiettivo la conservazione degli usi e dei costumi ancestrali e la promozione della lingua, della cultura, della storia e della civiltà italiana nel territorio romeno, promuovendo allo stesso tempo un dialogo costruttivo e permanente sia con la popolazione maggioritaria e le minoranze etniche, sia con il paese d’origine, l’Italia, nella convinzione che l’unità nella diversità forma l’eredità più preziosa dell’umanità, così come afferma il direttore generale dell’UNESCO, il signor Koihiro Matsuura.

Questp post è anche spunto di riflessione per il blog in generale, e magari stimolo a ulteriori ricerche, e visite, nella piccola cittadina di Greci, così come all’ufficio della “Comunità Italiana in Romania”.

Magari un giorno.

Riflessivo.

*A.R.Torre, “La migrazione italiana in Romania. Etnograifa di un villagio della Dobrugia”