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Posts Tagged ‘web strategist’

Pubblicità Digimobil Italia

dicembre 11, 2010 3 commenti

RDS-RCS è uno dei maggiori fornitori internet, televisione e telefono fisso/mobile di Romania. Da qualche settimana in televisione trasmettono la pubblicità di un nuovo servizio per l’Italia: Digimobil Italia. RDS-RCS ha aperto una sua sede italiana, offrendo un numero telefonico di cellulare italiano con cui è possibile chiamare la Romania al costo di una telefonata nazionale. Ovviamente il target sono i rumeni che vivono in Italia, interessante vedere come la stessa compagnia abbia rappresentato i propri connazionali in questa reclame.

Il protagonista, camionista rumeno che vive a Roma, chiama dal suo cellulare Digimobil la fidanzata che vive in Romania. La ragazza risponde al telefono gemendo in maniera un po’ ambigua, e facendo andare su tutte le furie il fidanzato. Quest’ultimo ingrana quindi la marcia e sul suo tir corre diretto verso la Romania fino a giungere a casa della fidanzata.

Il resto non ve lo racconto, potete vederlo qui sotto. Cosa ne pensate del modo in cui vengono rappresentati i personaggi della pubblicità?

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Banda larga: parliamo di nuovo di Romania e Italia

dicembre 6, 2010 Commenti disabilitati

Io dell’argomento ne avevo già parlato alcune volte, come per esempio quando avevo citato i dati sulla velocità di download dell’Household Download Index,  o in alcuni sfoghi sul wifi che qui c’è, e lì no. Ma oggi Google Alerts ha portato alla mia attenzione un post di Piccole Grandi Imprese, uno dei blog di Repubblica che titolava “Quelli della banda larga, l’Italia peggio della Romania”. Tralascio sul titolo, di per sè già pessimo e dai vaghi sapori di bisca di faccendieri. Ovviamente non mi sono trattenuto dal commentare il post, al quale l’autore stesso ha commentato dicendo che la sua era un’esagerazione. E allora vada per l’esagerazione, però non poteva mancare uno sfogo verso un’esagerazione che inciampa così palesemente sullo stereotipo Romania=arretratezza, e che pare essere espresso dall’alto di un Italia che “sorprendentemente” si scopre essere indietro. Nulla di personale si intende, continuerò a leggere Repubblica, ma un po’ di amarezza per un’analisi che mi permetto di leggere come superficiale. Sopratutto se la associo a una notizia altrettanto recente come quella della monnezza campana che viene a Bucarest, con tanto di criminalità al seguito (o forse la criminalità italiana era arrivata qui prima della monnezza?).

Insomma, un piccolo sfogo prima di andare a dormire. Buona connessione a tutti.

 


European Summit on Communication

giugno 24, 2010 Commenti disabilitati

Si è da poco concluso il European Summit on Measurement organizzato dall’ International Association for Measurement and Evaluation of Communication (AMEC) in collaborazione con l’Istituto di Relazioni Pubbliche di Barcelona. L’importante risultato di questo summit è stata la creazione per la prima volta di una bozza di Standard Globale per la misurazione delle attività di PR. Il sito dell’Istituto di Relazioni Pubbliche lo definisce a ragione una dichiarazione di principi che sottolinea l’importanza delle attività di PR. In sette punti chiave, il sito presenta gli elementi su cui costruire gli strumenti per una migliore comprensione dei fenomeni, e dei numeri, legati alla comunicazione. E’ importante ricordare come il sito sottolinea il fatto che l’attività di PR debba essere misurata, e di come questa azione debba essere fatta nel più coerente ed efficace dei modi. Mentre i punti possono essere trovati qui, e non c’è dunque bisogno di impegnarsi in nessuna ingegnosa opera di copia e incolla, la redazione di questo blog vuole soffermarsi solo su uno di questi punti: il numero 3 “AVEs are not the value of pubblic relations”. L’AVE è stato infatti fino a oggi  uno degli strumenti principali su cui si basava l’analisi dell’investimento pecuniario per la promozione di qualsiasi cosa, sia essa un capo d’abbigliamento, un evento o il lancio di un nuovo prodotto. AVE sta per Advertising Value Equivalency e viene presentato anche nel sito stesso dell’Istituto Catalano.
Il concetto che si cerca di esprime in questo post è quello secondo il quale anche la misurazione delle attività di PR viene in un certo senso forzata a cadere all’interno di mere categorie economiche fatte di numeri, ROI, clippings e costo degli spazi pubblicitari.
Particolare curioso del Summit è che la stragrande maggioranza si è espressa in favore dell’abolizione dell’AVE mentre sono latitate le proposte legate a quali potrebbero essere gli strumenti per una misurazione alternativa. In effetti possiamo dare atto a chi si occupa di argomenti distanti dalla sfera della comunicazione, che si possa fare fatica a comprenderne in pieno i rischi, le potenzialità e la ricchezza delle informazioni legate al PR. AVE significava misurare gli investimenti pubblicitari sulla base di quanto sia stato speso per sostenere le attività di comunicazione. Ora le cose sono cambiate, sembrerebbe dire Barcelona. Io per ora non mi sento ccome un fanatico alla ricerca di un nuovo approcio con la rete. Per ora stiamo a vedere cosa accade, dato che è il mio lavoro.

Per concludere, vogio mostrarvi il link ad un blog che ormai seguo da un po’, un web-strategist che sa il fatto suo: idee interessanti ma soprattutto in grande!

Con questo concludo, e buon PR a tutti.

Nessuno tocchi i blog

giugno 16, 2010 5 commenti

Secondo l’Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni (su cui è stata posta la fiducia) i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. Senza considerare il fatto che il concetto stesso di pretendere di poter controllare la rete a me fa sorridere (eufemismo), io mi domando come la cosa sia materialmente possibile.

Due dubbi:

– il primo dubbio me lo ha fatto venire questo articolo. Poniamo il caso che io sia in ritiro spirituale sulle vette himalaiane dove sto frequentando un corso a distanza sul ruolo dei social media in Corea del Nord e qualcuno scrive dei commenti sul mio blog, o mi scrive una mail chiedendo una rettifica su qualcosa che ho scritto, e io non vedo i messaggi se non a distanza di settimane al ritorno dal ritiro spirituale, cosa mi succede? Sarò obbigato a versare allo stato un obolo pari a Euri 12.500?

-il secondo dubbio invece è forse un po’ più tecnico: io vivo fuori dall’Italia e per scrivere il mio blog uso una piattaforma open-source come WordPress, che penso abbia di meglio da fare che curarsi del ddl intercettazioni. Indi per cui mi domando su quali basi io sia tenuto a rispettare, o anche solo a considerare, questo ddl? Solo perchè scrivo in Italiano? E allora uno di Bolzano che ha un blog in tedesco non dovrà tener conto di questo ddl a meno che non trova un giudice che capisce il tedesco e lo costringe quindi a retificare in caso di richiesta. E in quel caso la retifica dovrà essere in italiano o in tedesco? E se invece un italiano che vive in Papua Nuova Guinea tiene un blog su come si vive da quelle parti, e magari parla male di un’agenzia di viaggi italiana che rifila delle sole immense ai turisti? Se l’agenzia di viaggi chiede lui di retificare qualcosa e proprio in quel momento si abbatte sull’intera Nuova Guinea un tifone che lascia la zona senza elettricità, e quindi senza internet per 48 ore e un minuto? Che succede al povero blogger? E chi decide come sanzionarlo? e chi si prende la briga di andare fino in fondo e controllare che la sanzione sia rispettata?

Infine, e giuro che termino qui, suppongo che nessuna piattaforma di blogging abbia i propri server in Italia. E se a loro questa legge non piacesse? In che modo avrebbero la possibilità di esprimere il loro dissenso? Sarebbe interessante sentire la loro opinione.

Ps. se qualcuno commenta su questo post chiedendo delle rettifiche, e io non rispondo entro 48 ore, per favore non denunciatemi…lì fuori è arrivata l’estate e magari può capitare che passi il pomeriggio al parco, invece che davanti al computer.

Ps2. ho anche aggiunto il logo dell’iniziativa qui sulla colonna a lato. Grazie alla segnalazione di BlogBabel che diceva di linkare questo post

Caro Widget ti scarico…

giugno 10, 2010 Commenti disabilitati

Lo so, il widget e’ vecchio, esiste gia’ da un po’ ma a me l’ha segnalato una amica solo pochi giorni fa. Nulla di nuovo sotto il sole, ma io dovevo riportare questa notizia nel caso ci fosse qualcuno che ancora non era a conoscenza del widget.

Lo potete scaricare qui. Ma di cosa sto parlando? Beh, scaricate, ridete e commentate.

Un po’ patetico, un po’ spam

maggio 11, 2010 Commenti disabilitati
Non so se vi siete mai soffermati a leggere lo spam che ogni giorno intasa la casella di posta, ma ho pensato che poteva essere interessante cominciare a scrivere qualche post sull’argomento. Una sorta di breviario dello spam che cercherò di mantenere aggiornato con i messaggi più divertenti. Ovviamente i temi maggiormente toccati dallo spam sono due: soldi e sesso. Oggi comincerò citando uno degli ultimi spam che ha attirato la mia attenzione. Si tratta di soldi, o meglio, di un’imperdibile offerta che non posso rifiutare. Il fantomatico mago dell’economia scrive ventilandomi un’offerta che sarebbe sicuramente profitable per entrambi. E si scusa anche per avermi mandato questa “unsolicited email” (che a me non suona come altro che un sinonimo di spam). Il fatto è che la volontà di condividere questa sua imperdibile proposta era così forte che si è sentito in dovere di condividerla con me. Ovviamente la email ha anche tanto di allegato assieme, quasi, quasi lo apro e vedo cosa contiene…o magari no. A dire il vero è un pdf, quindi dovrebbe essere innoquo. Ma non si sa mai. Insomma, la morale di questo post è che nessuno vi offrirà mai nulla gratuitamente, tantomeno uno sconosciuto. “Sai che novità” direte voi; ecco io non lo dico, ma il problema e che c’è gente che ci casca ancora. Rientrano nella categoria degli utonti.
Si, si…ci cascano. E per concludere con le parole di Luttazzi, se in piena notte vedo un omone con il fiatone che si avvicina con un coltello insanguinato in mano, la prima cosa che penso non è: “toh, un cuoco!
Qui di seguito una copia del messaggio spam, perchè rendere note le fonti è sempre necessario.

Miserable failure

aprile 6, 2010 Commenti disabilitati

Qualche giorno fa ho fatto la mia prima lezione di SEO e devo dire che la cosa mi piace. E dato che oggi la @Chiazalea si interrogava su twitter proprio su questa cosa, ho pensato a scrivere questo post. Sarebbe stato difficile spiegarlo in 140 caratteri.

Ma ciancio alle bande! Il mio prof di econometria diceva sempre: “se capite il 10% di quello che spiego, sono contento”. E dato che durante la lezione, io il 10% l’ho superato alla grande, sono faville!

Spieghiamo dunque il titolo del post. Quando la guerra in Iraq scoppiò, la rete definì l’operato dell’amministrazione di Bush figlio come un miserabile fallimento (miserable failure), e non impiegò molto a diffondere il messaggio. Mi spiego con l’aiuto dei miei rudi rudimenti arrugginiti di html. Quello che segue è un link a un sito internet così come si presenta in html.

<a href=”http://www.sito_internet.it” target=”_blank”>miserable failure</a>

Di tutta questa roba, il visitatore vede solo il testo fra >…< e se noi ci scriviamo miserable failure, Google penserà che quella parola sia da associare al sito presente nel link. Dunque, se il sito nel link è la pagina personale del Presidente Bush alla Casa Bianca, Google indicizzerà la ricerca miserable failure con il sito del Presidente. Se sono grandi influencers o blogger con molti lettori a fare questo giochino, capite che cosa accadrà! La ricerca di miserable failure darà il sito del presidente come uno dei primi risultati.

Il trucco può funzionare per qualsiasi tipo di ricerca. @Chiazalea, spero possa aiutare.

Qualche idea su che sito potrebbe essere associato a miserabile fallimento in italia?