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Il Vaticano e Pedofilo.com

luglio 22, 2010 Commenti disabilitati

Per evitare di aver più traffico del solito, ho deciso di attendere qualche giorno, far raffreddare la curiosità verso l’accaduto e scrivere dunque un post solo ora, a quasi una settimana dal buffo “contrattempo” del Vaticano su Google (o Gogol).
Insomma, per chi non lo sapesse, nel pomeriggio di sabato scorso è accaduto che chi malauguratamente cercava il termine “Vaticano” su Goolge, si vedeva ritornare fra i primi risultati il sito pedofilo[.]com.

Non si tratta di un attacco di hacker ma di una massiccia campagna di SEO basata sulla parola chiave “Vaticano”. In un certo senso è lo stesso approcio utilizzato dai cybercriminali per capitalizzare i loro sforzi attorno a eventi vari al fine di diffondere nuovi malware. In questo caso non c’erano malware coinvolti (ho chiesto ai miei colleghi per sicurezza) ma forse una sfida, una scommessa o semplicemente una qualche sorta di vendetta nei confronti del Vaticano. Google ha rapidamente reso inaccessibile il sito ma ci sono volute alcune ore per rimuoverlo dai risultati delle ricerche.
Anche Zia Wiki ha da dire la sua su questo tipo di manovre che vengono definite Google Bombing, o Google Washing. In pratica si tratta di linkare massicciamente un dominio con uno specifico titolo al fine di indurre gli algoritmi di Google in errore.

Ne scrivo a distanza di una settimana anche per vedere quanto traffico porta, e quante persone ricercano informazioni su questo rapido contrattempo a distanza di una settimana. Staremo a vedere.

Un ringraziamento sentito va anche a @Iulian per avermi fatto notare come la notizia sia arrivata anche in Russia

Poligamia, zebre, pesci frutta e campioni riciclati

luglio 19, 2010 2 commenti

Diciamo che dopo il post precedente sull’usato garantito, ci stava bene una contropartita rumena per bilanciare il riciclaggio di vecchi campioni del panorama nazionale. Tuttavia, debbo dire che i rumeni in questa caso hanno sonoramente battuto il concerto italiano di Chisinau. Mentre il talento di Cotugno&Minetti è opinabile, o quantomeno circoscritto al panorama nazionale e poco altro, la Romania si cimenta in un video di promozione turistica (vedi sotto) mettendo in campo l’artiglieria pesante.
Il video in questione è opera dell’Agenzia per il Turismo Rumeno, e il messaggio che porta con sè è quello della Romania come una terra di scelte, una terra di cui l’ignaro visitatore non sa nulla, e che per questo motivo è invitato a visitarla per scoprire in prima persona tutte le opportunità che offre. Chi sono i personaggi che recitano nel video? Niente meno che le stelle di Romania che tutto il mondo conosce, o almeno dovrebbe conoscere. La prima è la sempre giovane Nadia Comaneci, prima ginnasta al mondo a ricevere un 10 in una competizione di ginnastica alle olimpiadi. La Nadia nazionale si cimenta in un passaggio video che potrebbe far arrabbiare non molto le più radicali delle femministe.

In suo soccorso arriva il grandissimo Ilie Nastase, la cui presentazione presa da Zia Wiki l’ho lasciata in inglese, perchè decisamente più completa. Nella presentazione ci sono alcune sue citazioni, quella che più mi ha colpito, e che meglio spiega il personaggio eclettico e burlone (era soprannominato il Buffone di Bucarest) è la seguente: “Non ho denunciato alla polizia la scomparsa della mia carta di credito perchè chiunque l’abbia presa, sta spendendo meno di mia moglie”. Insomma, il vincitore di 7 Grande Slam, e numero uno del tennis mondiale degli anni 70 si cimenta nel video in un invito a visitare la Romania, il paese dove la gente va a cavallo di zebre.

Infine,per i calciofili nostrani, non poteva mancare Gheorghe Hagi, l’uomo che riportò il Brescia in Serie A. Nel video pare più una persona in preda a sostanze psicotrope piuttosto che un promotore del proprio paese dato che parla di pesci-frutta.

Basta con le parole, a voi il video e buona visione:

Ps. questo post vuole essere ironico, ogni paragone con i tentativi di promozione dell’Ente del Turismo Italiano sarebbero come sparare sulla croce rossa. In anni di lavoro l’Enit non è riuscito a creare altro che il seguente sito

Facebook cambia il suo “Mi Piace”

aprile 20, 2010 2 commenti

Dal sito di Mashable

Il sempre fidato Mashable ci dice che Mercoledi Facebook avrà una sua conferenza di sviluppatori web per decidere come incrementare la propria influenza nel web. Ne aspettiamo dunque delle belle da quel re della privacy di Mark Zuckerberg e soci.

Più preoccupante è però il profilo che ne delinea TechCrunch, quando descrive le novità in casa Facebook, operative da questo lunedi. Gli amanti della privacy possono dire addio a parte della propria riservatezza. Fino a ieri, l’utente poteva decidere se mostrare o no le pagine seguite, quelle di cui era fan insomma. Da oggi questa scelta non sarà più possibile perchè le pagine sono ormai concepite come di dominio pubblico, e quindi visibili a tutti. Insomma, se io sono fan di una ditta che produce sanitari per bagno, non potrò più mantenere l’informazione solo per me. Sarà lo stesso Facebook a propormi diverse pagine in base agli interessi così come inseriti nel profilo. E se tu non ne vuoi proprio sapere di seguire tutta quella roba? Magnanimamente Facebook ti permette di togliere la spunta alle diverse pagine, una per una…hai voglia a finire…

Il tutto per non perdere la propria posizione assoluta nel mercato e collezionare sempre più dati. Il fine? Nelle parole di Pete Cashmore è quello di diventare lo Starbucks della rete, con il bottone “Mi Piace” ad ogni angolo.

Una piccola curiosità, che è anche il motivo per cui ho scritto questo post. Agli addetti ai lavori è ormai noto il fatto che il pulsante “Become a fan” verrà trasformato in un più prosaico “I like it”, “Mi Piace” in italiano. Facendo un po’ di domande in giro sul perchè di questa decisione, ho scoperto che il motivo è anche sociologico. Essere un fan di qualcosa, un seguace, ti mette in una posizione subordinata. Poichè sono sempre di più le aziende attive sul web attraverso i social media, è ormai idea diffusa che le aziende debbano presentarsi come vicine ai consumatori/utenti/utilizzatori/fruitori, ponendosi su un livello uguale di interazione. L’uso del pulsante “Mi Piace” ha proprio questa finalità: permettere all’utente di esprimere nei confronti di un marchio, o di un’iniziativa, o anche di un’azienda, un giudizio “Mi Piace” così come poteva farlo fino a ieri con i commenti dell’amico. Questo per far sentire le imprese amiche dei consumatori.

Che dire, Machiavelli al confronto era un pivello.

Su insomma, vi piace o non vi piace questo post?

Il Palazzo più grande d’Europa: Casa Poporului

marzo 20, 2010 6 commenti

Perchè ora che la primavera è arrivata, e finalmente si vede un po’ di azzuro nel cielo, non si può fare a meno di notarlo: il Palatul Parlamentului, da tutti qui conosciuto come Casa Poporului – la Casa del Popolo.

Il più grande edificio d’Europa.

Il secondo più grande al mondo per estensione (dopo il Pentagono).

Il terzo più grade al mondo per cubatura (sempre dopo il Pentagono e una piramide – quale? – in Egitto).

Una visita a Bucarest vale la pena solo per questo edificio, entrarvi dentro, maestoso e folle allo stesso tempo. Una collina è stata spianata per costruirlo, parte della città rasa al suolo (19 chiese ortodosse e 20.000 cittadini costretti a lasciare le proprie abitazioni) per fare spazio al Boulevard Unirii che da esso diparte, più di 10 anni di lavori, 700 architetti, materiale forzatamente trasportato da tutta la Romania per la sua costruzione (marmi, tessuti, cristalli, legnami), tutto rigorosamente rumeno. Perchè nella follia di chi lo volle, questo palazzo doveva rappresentare il paese, e la sua autosufficenza. E iniziarono a produrre seta solo per fare le tende.

Il conducator mai visse nel palazzo, perchè quando cadde il regime, solo la parte esterna era terminata.

Tanta fatica per nulla. Tanta follia per nulla

Negli anni 90 Donald Trumph tentò di acquistarlo per farci il più grande casino del mondo. Chissà cosa ne sarebbe stato. Una follia diversa probabilmente. Se poi interessa qualche dato più articolato e meno come dire dettato dall’emozione, c’è sempre Zia Wiki, non ce lo dimentichiamo.

Il Palazzo ospita oggi il Parlamento Rumeno, e un Museo d’Arte Moderna, ma rimane il segno più visibile dello stupro urbanistico che la città ha subito sotto il regime.

Ora c’è il sole finalmente, una nuova primavera è in arrivo (nel senso che si è quasi sciolta la neve)

Buona giornata

I risultati di Twitter, Google e Wikipedia nella stessa pagina

marzo 2, 2010 Commenti disabilitati

Giocando un po’ con Mozilla, sono riuscito a mettere assieme nella stessa pagina i risultati che si ottengono con Twitter, Google e Wikipedia. Vediamo come fare:

1) Il primo passo è aggiungere twitter alla propria pagina di risultati Google. Bisogna prima installare greasemonkey. Dopodichè riavviare Mozilla e cliccare su userscripts.org e cliccare il pulsante verde Install in altro a destra. Dopo aver terminato questa seconda installazione, tutte le ricerche, partendo sempre dalla pagina di google, daranno risultati combinati con Twitter e Google.

2) Una volta terminato il punto uno, è possibile aggiungere la vecchia e care zia Wiki alle ricerche attraverso l’istallazione dell’ add-on Googlepedia, ora alla versione 0.6.1

3) Per avere un’idea di come diventa pagina di Google una volta installati tutte queste componenti, guarda la foto qui sotto.

Il vero potere della rete!


Questo tipo di ricerca combinata può veramente darti una chiara idea di cosa accada nella rete! Bello no?

Mărţişor

febbraio 28, 2010 Commenti disabilitati

Domani è Martisor, pronuncia “Merziscior”, o qualcosa di simile. Che cos’è? Fino a ieri pure io non ne avevo idea, ma una passeggiata pomeridiana in Piata Unirii mi è bastata a capire. La gente sembra impazzire per questa festa. Aggiungo che ieri un collega mi ha addirittura chiamato per spiegarmi cosa fosse, e soprattutto per dirmi cosa dovevo preparare per lunedi. Questo blog infatti ignorava totalmente la necessità di dover comprare un Martisor per ognuna delle colleghe. E’ tradizione infatti che il 1 di Marzo ogni uomo debba comprare un piccolo presente per tutte le donne che conosce: chincaglierie, fiori, orecchini, pendagli, o simili. L’importante è che l’oggetto abbia un cordino rosso e bianco; la tradizione dice che il regalo è un auspicio per un anno di buona salute e benessere.

Ho fatto due conti, e solo nel mio ufficio ho 13 colleghe, il che ha significato la domenica pomeriggio in giro a comprare Martisor.

Non contento, mi sono però chiesto cosa significasse Martisor e, come spesso accade, mi sono rivolto alla zia Wiki per avere una risposta. L’etimologia della parola significa “piccolo Marzo”, e la festa celebra l’inizio della primavera. Zia Wiki non mi ha saputo dire quale sia l’origine della festa, tantomeno amici e colleghi sono stati in grado di aggiungere nulla al riguardo.

Le uniche supposizioni trovate su internet dicono che l’origine sia da ricercare nell’antica Roma, dove l’anno nuovo veniva celebrato il primo di Marzo, il mese di Marte, dio della guerra.

Io per ora ho comprato i Matisor da portare a lavoro domani, vediamo se trovo qualcuno che mi sappia anche dire qualcosa in più sulla festa.

Per ora, buon Martisor a tutti, magari appena torno in Italia, ne porto qualcuno con me.

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Il web 2.0 e mezzo

febbraio 25, 2010 Commenti disabilitati

Dato che la rete è libera, mi permetto di scrivere questo post che altro non è che il mio inutile commento a questo scritto. Spero che l’autrice non se ne voglia.

Premetto che a me piace, e che condivido i principi, le idee e le speranze che questo “Manifesto: Social, ergo sum” vuole presentare. Però, perchè c’è sempre un però, ci sono dei punti che mi lasciano perplesso. Il titolo per esempio. Ho chiesto a Zia Wiki, la quale mi ha detto che un Manifesto è una dichiarazione pubblica (in genere espressa in forma di opera letteraria o lettera aperta) che definisce ed espone i principi e gli obiettivi di un movimento o di una corrente politica, religiosa o artistica e di coloro che decidono di aderirvi. Ora, va bene che il mio credo nella rete è superiore a quello in qualsiasi movimento politico, religioso o artistico, ma purtroppo io non capisco quali siano gli obiettivi di questo manifesto 2.0. Non mi dispiacerebbe definirli, dei veri e propri obiettivi. Quale è l’obiettivo di essere sulla rete? Condividere, ma a che fine? Cosa vogliamo ottenere con la e-democracy? Domande con cui si potrebbero riempire decine di tavole rotonde.

Ma torniamo agli ormai istituzionalizzati social media, come ci insegna l’amministrazione statunitense. Vorrei che qualcuno mi spiegasse la necessità di quella che il manifesto definisce una sharing linked economy. Nel senso, ma se io non ho nulla da condividere perchè la mia vita è vuota e piatta, o perchè semplicemente non avverto il bisogno di mettere in rete le foto dei miei nipotini, non rischio di essere vittima delle pressioni sociali di chi mi sta accanto? “Ma come, non sei su Facebook?” Sfido a trovare qualcuno che non abbia mai sentito questa domanda. Questo è solo un aspetto dell’avanzata dei social media, e non voglio sminuire l’importanza che questi hanno iniziato a ricoprire in eventi internazionali come le elezioni in Iran, o la trincea virtuale citata nel Manifesto.

Forse è questo che il Manifesto intende quando parla di e-democracy, un sogno che condivido ma che temo possa incontrare molti ostacoli. Mi fa tornare alla mente “Economia all’idrogeno” di Jeremy Rifkin, un libro letto anni fa. Rifkin sosteneva che un giorno saremmo tutti stati in grado di produrre energia in casa, grazie all’idrogeno. Attraverso quella che lui definiva “Worldwide Energy Web”, avremmo eliminato le difficoltà dell’approvvigionamento energetico, raggiungendo la libertà. Internet a volte mi da la stessa impressione: un fortissimo potenziale di libertà sotto il costante rischio di essere castrato da chi non vuole cambiare lo status quo.

Ma non voglio allontanarmi dal mondo della rete. Internet for Peace 2010 mi piace tantissimo, una bellissima idea. Tuttavia, in un Manifesto di due cartelle A4, trovo la sua presenza ingombrante, se messa accanto alla magnificazione dei profili social. Sarò ripetitivo ma perchè dovrei avere tutti questi profili social, se ho pure il doppio mento e manco il mio profilo normale mi piace tanto? Sottovalutare i pericoli del profilo social è un rischio. Sarà una deformazione professionale ma a me problemi come il furto di identità in rete non paiono una cosa da sottovalutare. Può darsi che qui sia io a sbagliare, o a essere di parte. Cosa posso dire è che il dentro o fuori di “O sei social o non sei” mi pare un’affermazione forte, o perlomeno un po’ avanguardista.

Un ultimo appunto, e poi la smetto. Negli Stati Uniti, un ragazzino di 11 anni ha creato un’applicazione per iPhone, da noi il Manifesto del Web 2.0 usa termini come “heideggeriana” e “Gnòthi sautòn”. Quello che voglio dire è che a volte ho l’impressione che siamo ancora così lontani dal capire cosa sia la libertà della rete.

Ma come ho detto all’inizio, questa è solo la mia opinione, il mio modo di intendere la libertà della rete, del web 2.0, e mezzo.

Ogni commento è il benvenuto.